| Un ospedale “a cinque stelle” a 20 chilometri da casa |
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| lunedì 24 marzo 2008 | ||||||
E’ il “Campus Bio-medico che sembra costruito per le popolazioni di Ardea e Pomezia gravemente deficitarie di una struttura sanitaria all’avanguardia e confortevoleIl 14 marzo scorso è sorto un nuovo ospedale. No, non è sorto come i funghi notturni. Si è solo inaugurata la sua nuova sede. Non è dunque un nuovo ospedale? No. E’ un ospedale “nuovo”. Forse la sfumatura non è così facile da afferrare. Infatti, è una struttura scientifico-ospedaliera che conta ormai 15 anni e scelse alla sua nascita uno slogan conciso ed eloquente, una regola morale di vita, semplice e fondamentale “La scienza per l’uomo”. Si tratta, in parole ufficiali, del “Campus Bio-medico” di Roma, un ateneo non statale, con legami internazionali, legalmente riconosciuto con decreto ministeriale, strutturato in facoltà - dove si insegna, si impara, si lavora e soprattutto si ricerca il “nuovo” in materia scientifica – e in cliniche mediche, il tutto incastonato in un complesso formidabile ed articolato della superficie di 62 mila metri quadrati su cui si ergono tre edifici di 240 mila metri cubi. Il “Campus Bio-medico” di Roma è situato a Trigoria. Nacque da una concezione umanitaria che pose al primo posto la ricerca di soluzioni alla realtà del dolore e della malattia. L’ateneo è il motore del Campus, è l’opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei che ne garantisce la moralità, l’orientamento cristiano e le finalità senza scopi di lucro di tutte le istituzioni educative ed assistenziali che ne derivano.Ma il paziente informato di questo notevole complesso sanitario quali indicazioni può raccogliere per capire se si tratta davvero di un ospedale “nuovo”? Da un articolo del giornale del Campus stralcio queste parole di Stefano Tognoli dal titolo: “Ecco un ospedale a cinque stelle”: "Saranno anche dettagli, ma colpisce il fatto di non dover attendere il ricovero su scomode sedie, bensì morbidi divani. Colpisce l'ampio uso di materiali tradizionali come il mattone a vista e gli eleganti arredi in rovere, anziché l'esaltazione della potenza tecnologica attraverso l'abuso di acciaio e cristallo. Colpiscono i colori caldi dei corridoi dei reparti e gli arredi delle stanze di degenza, tutte a due posti letto, non senza la disponibilità di camere singole. Colpisce anche che tutto questo sia parte di una struttura convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale." "Ma se la prima impressione quasi fa dimenticare di trovarsi in un ospedale, tanto più curioso è scoprire come l'accoglienza dell'ambiente nasconda con discrezione la complessa organizzazione di una struttura chiamata a gestire migliaia di pazienti ambulatoriali e di ricoveri. Forse non c'è esempio migliore del reparto di Terapia Intensiva, per scoprire come tecnologia e ambiente naturale convivano in questo ospedale. Posti letto avvolti tra macchinari che sembrano il quadro di controllo di un Boeing 747, si stagliano sullo sfondo di ampie finestre con vista sul Parco che lambisce di verde il nuovo Policlinico Universitario"."Cinque sono i reparti attivati in questa fase di avvio. Ciascuno conta 30 posti letto per ricoveri ordinari per acuti. Altri 35 posti letto compongono il day-hospital. Una quarantina sono gli ambulatori che si affacciano sulle balconate della hall d'ingresso. Nel blocco operatorio, che vede già attivate cinque delle 14 sale operatorie disponibili per chirurgia maggiore e due delle quattro sale operatorie per day-surgery, medici e infermieri si alternano lungo un percorso a senso unico, dove il paziente passa dalla sala di preparazione a quella operatoria, fino alla sala di risveglio, secondo movimenti che non ammettono incertezze; accavallamenti o inversioni di marcia. Il rispetto dei tempi non è ottenuto con la frenesia dei movimenti, ma con uno studio dei flussi di persone e materiali che crea binari invisibili, lungo i quali scorre senza ostacoli la cura dei pazienti." Il 14 marzo 2008 è stata dunque una data importante per la qualità della sanità a Roma. Non vi sto a descrivere la cronologia della giornata inaugurale cui hanno presenziato alte autorità politiche e religiose. N on sono un cronista e sono costretto a ripeterlo in queste occasioni. Non inseguo la notizia ma la commento. L’unica eccezione è la prolusione del Rettore dell’ateneo, il prof. Vincenzo Lorenzelli, tutta imperniata su un concetto fondamentale che rende ancora più fulgido il Campus Bio-medico di Roma: “Una università che non cambia, che non si rinnova non è una università” Furio Porzia - Fonte: www.popolinuovi.it
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